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Cenni storici

Un po’ di storia…

Il nome del locale nasce da un gioco creato attorno al cognome del Sindaco di Gravellona, Francesco Ratti, che, allora medico condotto, acquistò l’edificio negli anni ’90, per evitare che fosse demolito secondo i piani edilizi del comune. Così con un po’ di dialetto lombardo da “casa di Ratti” si è ottenuto “Ca’ di Ratt” ( tradotto “la casa dei topi”), da qui la scelta di inserire dei topolini nel logo della Ca’ di Ratt.

La storia dell’edificio (certamente il più antico di tutta Gravellona Lomellina) è in gran parte oscura e si perde nei secoli. La parte più antica è certamente il salone centrale, che i tre archi di mattoni collocano nel Medioevo. Da qui, viste le ragguardevoli dimensioni della pianta quadrata e la presenza di ben quattro arcate d’ingresso su quattro lati, si presume che il nucleo originario della Ca’ di Ratt (forse base di una torre) facesse parte del complesso del castello di Gravellona Lomellina, totalmente distrutto in epoca remota. Questo collocherebbe la struttura centrale almeno nel XIV secolo.

Le due ali laterali sono più recenti, la sala rialzata pare antecedente al 1700, mentre la sala più piccola (a soffitto basso, un tempo abitazione privata) è successiva al 1800. Dalla fine dell’800 alla prima metà del ‘900, la Ca’ di Ratt è stata un oleificio dove si produceva olio, presumibilmente di colza ed un magazzino ove si invecchiava il vino (le due botti all’ingresso avevano appunto questa funzione). Al centro del salone centrale (un tempo collocato oltre un metro sotto il livello stradale) era imperniato un grande torchio, mosso da una bestia da soma. Come si accennava prima, solo negli anni ’90 l’edificio, da tempo abbandonato, fu restaurato e reso agibile.

 

DSC00327 Sala a dall'alto


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